Il colonialismo: dalle origini alle conquiste fasciste

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Tripoli (Libia) dopo lo sbarco: si notano le trincee scavate dagli italiani
Di anonimo - L'Illustrazione italiana n° 48 del 26 novembre 1911, Pubblico dominio, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=4708263
Le informazioni contenute in questo lavoro sono tratte dalle opere dello storico Angelo Del Boca.

Libia

Il Fascismo la chiamò enfaticamente la "Quarta sponda", come a dire che il mar Mediterraneo era tutto italiano e questa terra era il nostro naturale confine. Non fu una colonizzazione facile, sempre incerto il dominio fino al 1931-1932, poi, durante la Seconda Guerra Mondiale, terreno di scontri e sconfitte per le truppe fasciste e naziste contrapposte agli Alleati.


Africa orientale

L’Italia si dedica alle guerre coloniali in ritardo rispetto agli altri paesi europei (soprattutto Inghilterra e Francia) perché fino al 1870 era stata impegnata nelle guerre per realizzare l’unità d’Italia. Quando volgiamo la nostra attenzione ai paesi africani "resta ben poco" e le terre più ricche sono già state accaparrate.



L'impero coloniale italiano dal 1936 al 1941


By Jose Antonio [GFDL (http://www.gnu.org/copyleft/fdl.html )], from Wikimedia Commons

Cronologia di un Impero


Nel 1882 la compagnia genovese di navigazione Rubattino acquista i diritti di navigazione del porto di Assab per lo scalo delle proprie merci (sulle coste di quella che oggi è l'Eritrea).

Poiche però il porto non si dimostra molto redditizio, la compagnia ne decide la vendita; si tratta di poche capanne in una zona assai umida.

Il porto viene comprato dal Regno d'Italia che così acquisisce il suo primo territorio coloniale.


Nel 1885 gli Italiani conquistano un altro porto, sempre sulle coste eritree, il porto di MASSAUA; il porto era prima in mano agli Egiziani che lo avevano da poco abbandonato; gli Inglesi, che sono molto influenti nella zona, ci lasciano il permesso di agire.

L’entroterra di queste zone costiere è governato da signori locali, chiamati RAS, mentre il re di tutta la zona etiope prende il nome di NEGUS.


Nel 1887 c’è il primo imprevisto; dalle zone costiere cerchiamo di entrare verso il centro della regione ma i nostri fortini, presso DOGALI, vengono assaltati e noi veniamo sonoramente sconfitti con la morte di ben 500 uomini: fu uno sconcerto e un’onta terribile (per la prima volta un esercito europeo veniva sconfitto da un esercito africano di popoli considerati sottosviluppati).

Nella foto: Monumento commemorativo a Dogali con il nome dei 500 morti.


Nel 1889 si viene a firmare un trattato di pace con l’imperatore della zona, Menelik; il trattato si chiama trattato di UCCIALLI: è una nuova furbizia italiana; esso stabilisce i confini tra la colonia italiana dell’Eritrea e l’Etiopia (Eritrea: dalla costa fino all’altopiano nell’interno; Etiopia: dall’altipiano verso l’interno) e viene scritto come al solito nelle due lingue, ma nel trattato scritto in italiano c’è qualcosa di diverso rispetto all’altra versione: si parla di un protettorato dell’Italia sull’Etiopia, che Menelik non voleva assolutamente!
Nel 1890 gli italiani si assicurano alcune terre ed un protettorato nella zona costiera più a sud: la zona che diventerà la colonia della Somalia.

reportPROTETTORATO: con questo termine si intende un accordo tra due Stati per cui uno diventa il protettore dell’altro. Il protettore ha l’obbligo di aiutare e difendere l’altro Stato a livello internazionale ma ha anche diritto di avere ingerenza sulla sua politica estera ed anche interna.


Nel 1895 gli Italiani partendo dall’Eritrea, superano l’altopiano e si spingono verso l’interno dell’Etiopia, conquistando temporaneamente ADIGRAT, MACALLE’ e soprattutto l’importante città di ADUA (non sono comunque terre fertili, servono più che altro per aumentare la nostra fame di gloria!).

Nel 1896 arriva la controffensiva degli Etiopi che avanzano lentamente, anche per permetterci la fuga; comunque nella battaglia di Adua cadono più italiani che in tutte le guerre di indipendenza messe assieme (furono 1600 morti)

Le guerre coloniali ottocentesche si concludono con questa guerra; la situazione è una situazione di stallo: abbiamo conquistato le colonie di Eritrea e di Somalia, che sono territori assai poveri ed inospitali (anche se hanno un piccolo interesse strategico per il controllo del Canale di Suez); abbiamo però conosciuto ben due grandi e gravi sconfitte, una Dogali e l’altra ad Adua; l’Etiopia non è conquistata anche se è nei nostri sogni; bisogna trattare con il re Menelik e cercare una situazione di convivenza.


Nel 1935 vengono chiamati alle armi i primi contingenti della classe 1911 e si mobilitano sempre più truppe da inviare in Africa.

La propaganda in Italia è massiccia: radio, giornali e cinema non parlano d'altro che della imminente guerra. Per racimolare soldi si arriva addirittura ad istituire la giornata "delle fedi nuziali alla Patria"; anche Pirandello donerà la medaglia del suo premio Nobel.

Il piano prevede di attaccare gli Etiopi sia partendo dall’Eritrea a nord, sia partendo da sud, cioè dalla Somalia.


La guerra è vinta dagli italiani che in alcuni mesi conquisteranno nuovamente ADUA, la città santa di AXUM e penetreranno profondamente in Etiopia. Questa volta, diversamente dall’Ottocento, quando il nostro esercito era mal attrezzato ed organizzato, gli italiani sono "ben preparati"; poiché però la spedizione non procede con la velocità desiderata a causa della resistenza degli Etiopi si useranno tutte le armi più moderne, sia quelle lecite che quelle illecite e proibite dai trattati internazionali. I generali italiani decidono di iniziare la guerra chimica, non solo per fermare l'avanzata delle truppe etiopiche, ma anche per terrorizzare le popolazioni. La riconquista costa la vita, tra gli italiani, a 63 ufficiali e 900 soldati.
Gli aerei sono l’arma da guerra privilegiata poiché bombardano dall’alto, senza far distinzione fra obiettivi militari e civili. A centinaia muoiono donne e bambini. E così va smentendosi il motto "italiani brava gente".

La controffensiva etiopica inizia ai primi di dicembre del 1935- gennaio 1936 e per risposta dagli italiani parte la guerra chimica, mediante irrorazione di gas tossici sulla popolazione inerme, sistematicamente, villaggio dopo villaggio. Guerra batteriologica si ordina da Roma, pur di vincere. Saranno gas soffocanti, vescicanti, il benzolo, l’iprite a piegare l’Etiopia, certamente non le armi convenzionali. Una pioggia mortale cade su tutto e tutti dagli aerei senza rivali nel cielo. E’ un genocidio sul quale a lungo si è taciuto vergognosamente!

La Società delle Nazioni condanna l’Italia per la sua aggressione e le impone un embargo economico, che per altro non avrà grandi effetti perché la Germania, nostra alleata, non lo rispetta e così tante altre nazioni per motivi commerciali di vantaggio economico!


La mattina di sabato 20 febbraio 1937, una piccola notizia sui giornali italiani titolava "Il viceré d'Etiopia Graziani lievemente ferito in un vile attentato".
Era l'ordine del MINCULPOP, (Ministero della Cultura Popolare Fascista): minimizzare a tutti i costi. In realtà, nell'atrio del palazzo imperiale di Adis Abeba il maresciallo Rodolfo Graziani si trovava in fin di vita, con 350 schegge di bomba nella schiena, nella testa e nelle gambe, cinque persone erano morte e 60 ferite dopo il lancio di nove bombe a mano. Ovvia la censura imposta dal regime di Mussolini. Anche perché l'attentato, organizzato a Londra dal negus Haillè Selassiè in esilio, aveva lo scopo di uccidere Graziani e gli altri ufficiali italiani per punirli dell'uso sistematico di gas e armi chimiche contro la popolazione (in violazione della Convenzione di Ginevra del 1925). Già poche ore dopo l'attentato colonne di soldati italiani mettevano a ferro e fuoco la capitale Adis Abeba; bande armate di fascisti e ascari eritrei rastrellavano i quartieri poveri, bruciavano capanne e chiese, lanciavano bombe a mano. La mattina successiva per le strade si contavano 300 morti, che vennero lasciti lì per tre giorni come ammonimento. Non era che l'inizio. Diversi storici hanno documentato la repressione che è seguita ma è difficile stilare un numero di morti definitivo; a seconda delle fonti consultate si va da un minimo di 1.500 morti ad un massimo di 30.000. Nel monastero di Debra Libanos, dove erano stati addestrati gli attentatori, il 29 maggio 1937, tre mesi dopo l’attentato, furono uccisi tutti i monaci copti; le vittime furono oltre 1.500. I loro resti sono ancora oggi in una grotta sotterranea lungo il Nilo Azzurro, chiamata Zega Weden.
Da rimarcare come nessuna rappresaglia contro civili può essere minimamente giustificata e d’altronde le leggi internazionali le vietano e sanzionano, ma in questo caso vi fu addirittura una colpa ulteriore in quanto la vendetta non fu neppure dettata da una reazione criminale a caldo; le vendetta fu cinicamente progettata a tavolino con lavoro di spionaggio e fredda predeterminazione: un crimine di guerra per cui, però, nessun ufficiale o militare italiano ebbe mai a pagare.


L’impero coloniale italiano nel Corno d’Africa, comunque, non durerà a lungo perché durante la seconda guerra mondiale, gli Inglesi riconquisteranno la zona (1941 battaglia di Amba Alagi), scacciando gli Italiani e rimettendo sul trono Haille’ Selassie’ che, intanto, se ne era andato in esilio proprio in Inghilterra. Gli inglesi attaccheranno sia da nord (Sudan) che da sud (Kenya). Gli italiani, che sono impegnati su altri fronti europei, ormai sono mal equipaggiati e non riescono a difender le frontiere.

Questa operazione si collega con le vicende più generali delle guerre africane nella zona del Nord Africa, che vedono coinvolti da una parte Italiani e Tedeschi, dall’altra gli Inglesi e, in un secondo tempo, anche gli Americani (operazione Torch).


Per reagire alle sanzioni economiche decise dalla Società Delle Nazioni nei nostri confronti si diede vita a diverse iniziative economiche volte a superare le difficoltà. Tra queste vi fu, appunto, la manifestazione denominata Oro alla Patria: questa consistette nel dono volontario, da parte di tutte le famiglie italiane, di alcuni oggetti in oro in modo da permettere alla nazione, con la collaborazione comune, di superare le difficoltà relative alle sanzioni.
All'interno della campagna Oro alla Patria, avvenne anche la Giornata della fede: la giornata riscosse un grande successo e gli italiani offrirono alla Nazione le proprie fedi nuziali, raccogliendone milioni ed un quantitativo totale di 37 tonnellate d'oro.
La cerimonia avvenne all'Altare della Patria a Roma e si espresse come uno dei momenti di massimo consenso degli italiani nei confronti del Fascismo.



Cartolina celebrativa della conquista dell'Impero: le frasi sono brani di discorsi pronunciati da Mussolini
Manifestazione contro le sanzioni
Indire - Fondo Materiali Scolastici e Archivi storici
Giornata delle denonazioni delle fedi nuziali alla patria - Copertina di un quaderno scolastico

Razzismo coloniale e cultura italiana

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